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Farewell Tim Curry: Remembering Frank-N-Furter of The Rocky Horror Picture Show

Tim Curry died today, August 26, at the age of 80 Tim Curry.
Several sources close to the actor confirmed the news, though they did not specify the causes of death. The British actor had been living with the consequences of a stroke that struck him in 2012 while he was receiving a massage. He subsequently underwent brain surgery that left him wheelchair-bound, with persistent motor difficulties in his left arm and leg and short-term memory problems. Nevertheless, for fourteen years the actor continued to make public appearances, including appearances, interviews, and, in October 2025, the publication of his autobiography “Vagabond”.

Nato Timothy James Curry il 19 aprile 1946 a Grappenhall, nel Cheshire in Inghilterra, ci lascia in eredità una carriera lunga quasi sei decenni. Tre candidature ai Tony Award, due ai Laurence Olivier Award, un Emmy e una nomination ai Grammy, oltre a magnifiche interpretazioni che va ben oltre i riconoscimenti ufficiali. Ma è un solo ruolo sopra tutti a renderlo immortale, quello del Dr. Frank-N-Furter del cult The Rocky Horror Picture Show.

Tim Curry: the role of a lifetime that revealed his boundless talent

Figlio di un cappellano della Royal Navy e di una segretaria scolastica, Curry rimase orfano di padre a soli 11 anni e crebbe cantando da voce bianca prima di laurearsi in inglese e teatro all’Università di Birmingham nel 1968. Fu proprio quell’anno a segnare la svolta. Nel cast londinese del musical Hair conobbe Richard O’Brien, un incontro che si sarebbe rivelato decisivo pochi anni dopo. Quando nel 1973 O’Brien scrisse The Rocky Horror Show, il personaggio del Dr. Frank-N-Furter era pensato, nelle intenzioni originiarie, come un semplice scienziato in camice bianco. Fu la regia di Jim Sharman a trasformarlo nel trasgressivo alieno transgender in calze a rete e tacchi che tutti ricordiamo, e fu Curry a inventarne l’accento.

L’attore raccontò di essersi ispirato al modo altezzoso in cui una nobildonna inglese gli chiese un giorno “Ha una casa in città o in campagna?”, pensando che Frank-N-Furter dovesse parlare “come la Regina”. Dal musical teatrale alla trasposizione cinematografica passarono soli due anni. Quando uscì nel 1975, però, The Rocky Horror Picture Show, fu inizialmente un flop clamoroso. In un’intervista a CBS Sunday Morning, Curry lo ammise senza mezzi termini: “È stata una perdita, e io ero distrutto. Pensavo che potesse essere la fine della mia carriera nel cinema”. Furono le proiezioni di mezzanotte, con il pubblico che iniziò a presentarsi in sala vestito e truccato come i personaggi, a trasformare il film in un fenomeno di culto ininterrotto da cinquant’anni.

Tim Curry: trasformismi e ruoli sfiorati

Dopo Frank-N-Furter, Curry costruì una carriera fatta soprattutto di cattivi, eccentrici e travestimenti memorabili. Il maggiordomo Wadsworth in Signori, il delitto è servito (1985), il Signore delle Tenebre in Legend (1985), il cardinale Richelieu ne I tre moschettieri, il pirata Long John Silver ne L’isola del tesoro dei Muppet, fino al Pennywise di IT (1990).

Sono proprio i ruoli sfiorati, però, ad alimentare da anni gli aneddoti più curiosi sulla sua carriera. Curry fu tra i candidati per il Joker nel Batman di Tim Burton del 1989, parte poi andata a Jack Nicholson, e fu la prima scelta come voce del Joker nella serie animata Batman del 1992. Dopo quattro episodi già registrati, però, i produttori lo giudicarono “troppo spaventoso per i bambini” e lo sostituirono con Mark Hamill. Gli andò peggio con Robert Zemeckis: il provino per il Giudice Doom di Chi ha incastrato Roger Rabbit non andò a buon fine perché, dissero, risultava “troppo terrificante” persino per un film con un coniglio animato. Rifiutò invece di sua iniziativa la parte di Mitzi in Priscilla, la regina del deserto.

Tra le curiosità biografiche resta anche il suo rapporto con la città di New Orleans, che gli conferì la cittadinanza onoraria e le chiavi della città, e un incontro, raccontato più volte da Curry, con Lady Diana, dichiaratamente fan di Rocky Horror. Sul set del film che lo rese celebre, come raccontato nel documentario Strange Journey, arrivò persino a inscenare una piccola crisi con cast e troupe per farsi “temere” quel tanto che bastava a rendere credibile il carisma del suo Frank-N-Furter. “Non posso essere potente se non accettate il mio potere e non rabbrividite almeno un po'”, disse. Un aneddoto che, forse più di ogni premio, racconta il mestiere di un attore capace di trasformare un ruolo nato come una battuta di scena in una delle icone più durature della cultura pop.
Qui sotto il trailer di The Rocky Horror Picture Show.

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