Rocky Sono Io, titolo originale I Play Rocky, è la storia della lavorazione del primo Rocky, nel cinquantesimo anniversario del film che lanciò l’allora sconosciuto Sylvester Stallone, sullo schermo interpretato dal bravissimo Anthony Ippolito. Il giovane attore e il regista Peter Farrelly hanno presentato il loro lavoro, al cinema dal 31 dicembre, alla Festa del Cinema di Roma. Leggiamo cosa ci hanno raccontato in conferenza stampa, trasmettendoci il fascino di un’operazione che è anche un atto di amore verso il cinema.
Rocky Sono Io, Peter Farrelly: “Il messaggio? Non pensate sempre e solo ai soldi”
Per Peter Farrelly la voglia di realizzare Rocky Sono Io è arrivata quando, leggendo la sceneggiatura di Peter Gamble, ha capito di non conoscere molti aspetti della lavorazione del Rocky originale, al di là di quello che Sylvester Stallone aveva raccontato negli anni: il cane venduto poi ricomprato, la ricerca di una casa… ma per esempio non sapeva dei tentativi di sabotaggio della produzione, né aveva realizzato quanto la realizzazione del film rispecchiasse la stessa storia di Rocky.
Anthony Ippolito era ovviamente intimidito, ma solo sulle prime: accettato il peso di reincarnare Stallone, ha cominciato a studiarlo nelle piccole parti che Sly aveva interpretato prima di Rocky e nello stesso periodo, con un classico lavoro di ricerca e mimesi, per creare un personaggio. Considerando che aveva già portato sullo schermo un giovane Al Pacino in The Offer, Ippolito sapeva quale tipo di approccio avere verso prove così delicate, fermo restando che Pacino e Stallone non potrebbero essere più diversi, anche solo fisicamente: per vestire i panni di Sylvester, ha dovuto mettere su chili e allenarsi parecchio, perché Stallone aveva il mito di Marlon Brando e Steve Reeves, cercava di essere piazzato fisicamente, forse anche per compensare i problemi di pronuncia dovuti alla semiparalisi facciale. Farrelly racconta di avere provinato Ippolito come primo candidato, fermando i provini subito dopo, perché non sentiva di dover cercare oltre: quando ha saputo del suo Pacino in The Offer è rimasto senza parole, perché non lo aveva riconosciuto, nonostante avesse visto la serie. Non è stata scelta una strada facile, qui si è proprio puntato a essere il più fedeli possibile alla figura di Stallone, senza farne una caricatura, cogliendone anima, corpo e parlata: non c’era motivo di reinventare, lo scopo di Farrelly e Ippolito era proprio ricostruire sullo schermo il personaggio Stallone / Rocky che tutti conosciamo.
Ma a Stallone il film è piaciuto? Sì, ma non solo: Ippolito ricorda di averlo incontrato un mese prima delle riprese: “È uno dei miei eroi, è stato molto generoso, mi ha raccontato del suo rapporto con i produttori, del modo in cui era uscito dai suoi periodi peggiori, si sentiva un lupo solitario e un orfano, nella vita e ovunque, non aveva ancora sua moglie Sasha. Aveva tutti contro, ha resistito ed è diventato il vero Rocky, è molto commovente”.
Rocky Sono Io è stato girato in ventiquattro giorni, quattro in meno del Rocky originale, e le somiglianze non finiscono qui: nella scena in cui tutti rimangono a bocca aperta per la performance arrabbiata di Stallone alla porta, allo stesso modo la troupe di Rocky Sono Io era a bocca aperta davanti alla resa di Ippolito.
C’è un messaggio nel film? Non sceglie mai i film in base al messaggio da trasmettere, ma dopo aver terminato Rocky Sono Io, Farrelly lo può individuare: “Non pensate sempre ai soldi, oggi tutti vogliono essere miliardari, tipo Elon Musk. Io non sono cresciuto così, non ho mai pensato che la felicità mi arrivasse dai soldi, ma dall’amore, dall’amicizia, dalla possibilità di trovare il lavoro giusto per me. Anche se viviamo in tempi molto, molto cupi, se continuiamo a sperare le cose migliorano.” Per Ippolito, nella storia della creazione di Rocky ci sono magia e ottimismo: vorrebbe che fossero quelli a rimanere nel cuore del pubblico, insieme a una battaglia costante contro sé stessi, per andare oltre i propri limiti e quello che non siamo capaci di fare.
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