Réécris l’article suivant, en le traduisant en Anglais avec tes propres mots. Ne fais pas de résumé, je veux que la réécriture soit aussi longue que l’article original. La réécriture doit avoir la forme d’un article. Ne propose pas de découvrir d’autres articles. Ne me donne pas d’instructions, ne me parle pas, ne parle pas des auteurs des articles. Tu dois uniquement me donner en réponse l’article réécrit. Si l’article original avait des sous-titres
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, etc., garde-les, en les réécrivant et en conservant la mise en forme
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, etc. Pareil pour les citations ou les listes à puces. En revanche, ne traduit pas les balises
et leur contenu. Voici l’article à réécrire :
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et leur contenu. Voici l’article à réécrire :
Tra tutti i film scritti da quello che oggi è – con Charlie Kaufman, che però si posiziona all’estremo opposto dello spettro per stile e gusto – il miglior sceneggiatore del mondo, ovvero Aaron Sorkin, The Social Network è sicuramente quello più conosciuto e amato, nonché quello che a Sorkin è valso il suo (finora) unico premio Oscar.
Per anni si è parlato di un possibile sequel di quel film, che venne diretto da David Fincher e che raccontava le origini di Facebook, e ora finalmente sta per arrivare nei cinema, dall’8 ottobre, prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures, The Social: Il prezzo della verità, che di The Social Network è sequel sì, ma in un senso un po’ particolare, un film definito complementare, una sorta di aggiornamento al presente di una serie di questioni che, in nuce, erano già dentro al racconta della nascita del social che ha cambiato – in tutti i sensi – le nostre vite.
Spinto dal produttore Scott Rudin, Sorkin ha iniziato a lavorare all’idea di un nuovo film con protagonisti Mark Zuckerberg e la sua creatura nel 2019, già convinto che l’evoluzione di Facebook avesse portato con sé materiale sufficiente per giustificare un altro film, ma è stato solo più di recente, anche per via fatti drammatici come l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021, che lo sceneggiatore ha trovato la chiave giusta per scrivere il film che ha poi anche diretto in prima persona, come accaduto nei casi di Molly’s Game, Il processo ai Chicago 7 e A proposito dei Ricardo. Quel che interessava a Sorkin, con tutta evidenza, era il modo in cui Facebook e gli altri social hanno creato profonde modificazioni nella percezione delle cose da parte degli utenti, la radicalizzazione socio-politica che sembrano spingere, e le conseguenze psicologiche che derivano dal vivere dentro un mondo virtuale che crea dipendenza e che riflette sì quello reale, ma spesso in maniera distorta.
Ecco allora la chiave: The Social: Il prezzo della verità è stato costruito da Sorkin attorno all’inchiesta giornalistica del Wall Street Journal che, proprio nel 2021 dell’assalto al Campidoglio, portava alla luce grazie a una whistleblower migliaia di documenti interni a Meta che provavano come Zuckerberg e la sua dirigenza fossero chiaramente a conoscenza degli effetti negativi dell’uso dei social sulla psiche degli utenti (specie se giovani o adolescenti), ma che hanno deliberatamente scelto di ignorare e occultare queste informazioni.
Curioso, e forse non casuale, che il secondo trailer ufficiale del film sia stato diffuso all’indomani di un processo nato proprio in concomitanza con questa inchiesta i cui esiti, se portato avanti fino alla fine, avrebbero potuto avere conseguenze devastanti per l’azienda di Zuckerberg, e che si è è concluso invece con un patteggiamento e che ha portato Meta a pagare come multa la cifra già di per sé impressionante di 16,7 miliardi di dollari.
The Social: Il prezzo della verità, il trailer finale del film
Come noto, dopo un primissimo momento in cui si sarebbe detto disposto a lavorare di nuovo con Sorkin, che considera “un genio”, il Jesse Eisenberg che fu protagonista di The Social Network non ha voluto tornare nei panni di Zuckerberg perché profondamente a disagio nell’interpretare l’uomo che è diventato nel tempo e al quale non vuole più essere associato; il suo posto è stato preso da uno degli attori più intensi (è noto per applicare in maniera rigidissima il Metodo, e rimanere in parte per tutta la lavorazione dei film cui prende parte) e stimati in circolazione, Jeremy Strong, noto per essere il Kendall Roy della serie Succession, ruolo che gli è valso una caterva di premi, ma anche l’interprete di film come Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow, Serenity di Stephen Knight, e The Apprentice di Ali Abbasi (in cui era Roy Cohn, il mefistofelico mentore di Donald Trump), nonché attore sui set dei film di Sorkin Molly’s Game e Il processo ai Chicago 7.
La star di The Bear Jeremy Allen White interpreta invece il ruolo di Jeff Horwitz, il giornalista investigativo del Wall Street Journal che aveva iniziato a interessarsi ai segreti di Facebook e di Meta e che è poi stato contattato da Frances Haugen, ingegnera informatica e product manager che lavorava per l’azienda e che ha iniziato a far arrivare a alcuni membri del congresso e appunto a Horwitz i documenti riservati che provavano le responsabilità di Meta nel preferire il profitto alla sicurezza pubblica e dei suoi utenti. La lunga inchiesta del Wall Street Journal nata dalla collaborazione di Horwitz e Haugen – che nel film di Sorkin è interpretata da Mickey Madison, l’attrice rivelazione di Anora, premiata con Oscar e BAFTA per quel ruolo – è passata alla storia come “The Facebook Files”.
Per Sorkin, che ha stabilito pubblicamente un chiaro nesso di causa-effetto tra l’utilizzo dei social e fenomeni di estremismo come quelli del 6 gennaio 2021, The Social: Il prezzo della verità non è un semplice sequel, non è il seguito di una storia di ambizione giovanile, ma il resoconto di quello che ha definito un danno sistemico e globale portato al mondo dai social e dalla loro sconsiderata gestione. Non è un caso, quindi, che nella sua versione originale il film si intitoli The Social Reckoning, dove “reckoning” significa resa dei conti.
Chissà se questo film avrà la forza e il potere di cambiare qualcosa, spostare degli equilibri, portare nuova consapevolezza ai suoi spettatori circa le storture – forse ancora correggibili – nel mondo digitale in cui tutti noi oggi, inevitabilmente, ci muoviamo. La potenza della scrittura di Sorkin, che bene abbiamo imparato a conoscere (pensiamo solo a quello che la serie The Newsroom ha significato per l’informazione) ci fa sperare di sì.
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